Buongiorno Lettori!
Oggi vi porto una recensione di una storia su cui ho riflettuto mooolto. Sto parlando di Le black Holes di Borja Gonzales, uscito il 19 Maggio per la Mondadori nella collana Oscar Ink.
Casa editrice: Mondadori
Costo: 20 euro
Autore: Borja Gonzales
Genere: Fantasy
Lunghezza: 128 pagine

Trama: Nella meraviglia onirica di una palette cromatica inconfondibile, due storie parallele si intrecciano e inseguono in un racconto di sogni e desideri giovanili. 1856: Teresa, giovane aristocratica, è più interessata a scrivere poesie horror d’avanguardia che a fare un buon matrimonio. 2016: tre adolescenti stanno mettendo su un gruppo punk chiamato Le Black Holes. Hanno tutto ciò che serve: look, grinta, istinto… e una totale mancanza di talento musicale. Non appena iniziano a provare, però, strani eventi si manifestano. Il loro mondo e quello di Teresa collidono, e le tre ragazze vengono inseguite dall’eco di qualcosa che è successo 160 anni prima.
Che ne penso: Questa Graphic Novel è stata un vero e proprio caso editoriale. Complice l’astuta campagna pubblicitaria che le aveva creato un alone di mistero attorno, aveva causato in me un hype pazzesco. La Oscar Vault con i suoi “Snif” ci aveva fatti impazzire un po’ tutti. Perciò non appena è stato possibile ho richiesto di leggerlo in anteprima. (A tal proposito ringrazio infinitamente la casa editrice per l’opportunità).
La storia è strutturata su due archi temporali separati, che vedremo però alternarsi e intersecarsi alla fine, il tutto apparentemente senza un filo logico. Questo destabilizza molto il lettore che fatica a seguire la storia e resta spesso molto confuso. (il mio neurone ha accusato fortemente il colpo con questa storia).
La storia ambientata nel passato, nel 1856 per la precisione, è -a mio parere- molto più lineare e semplice da seguire rispetto a quella odierna (ambientata nel 2016).
Il problema per me è stato che per tutta la storia ci si aspetta un climax finale, un qualcosa di geniale che ti faccia collegare tutti i puntini e faccia comprendere a pieno il tutto. Ma, almeno per me, questo qualcosa non è arrivato. Ho riletto più volte la storia alla ricerca del punto chiave perduto, ma invano. E mi sono dovuta arrendere all’evidenza: questa storia non l’ho capita.
Nonostante questo ci sono note positive: ho decisamente apprezzato i riferimenti musicali, la creazione della band, gli strumenti i dischi mostrati…
Mi sono poi piaciuti particolarmente alcuni giochi di parole e la lieve ironia che fa la sua comparsa qua e là è stata davvero divertente!
Un altro Gigantesco punto a favore sono i disegni. Lo stile è stupendo. Anche l’idea di non disegnare i volti e lasciarli “vuoti” ha il suo perché, sebbene possa creare qualche problema nella distinzione dei personaggi. L’accostamento dei colori è appagante da morire; potrei stare letteralmente ora a fissare le tavole. È un’arte molto originale e unica.
In conclusione, tutto sommato consiglieri questa storia: è divertente e mai banale, ma non è una storia dalla quale aspettarsi una conclusione logica e razionale.
Frase Dal Libro:

Valutazione:
In una parola:
Inafferrabile.







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