Felici Hunger Games lettori!
Come avrete intuito, partecipo anche io alla rilettura della saga più famosa di Suzanne Collins in vista dell’uscita del nuovo romanzo “La ballata dell’usignolo e del serpente”.

Casa editrice: Mondadori
Costo: 13 euro (nuova edizione in flessibile)
Autore: Suzanne Collins
Genere: Distopico
Lunghezza: 418 pagine
Trama: Katniss Everdeen è una 16enne che vive con la madre e la sorellina Prim nel distretto più povero di Panem, ciò che resta del Nord America. 74 anni fa, i distretti si sono ribellati al regime imposto da Capitol City, ma sono stati sconfitti e costretti ad accettare un duro trattato e condizioni crudeli. Una di queste prevede che ogni anno ogni distretto debba mandare un ragazzo e una ragazza a competere in un evento televisivo chiamato “Hunger Games”. L’arena può cambiare, ma una cosa è costante: per vincere devi uccidere tutti gli altri partecipanti. Quando Prim viene estratta per partecipare ai giochi, Katniss si offre volontaria per prendere il suo posto.
Che ne penso: Mi ricordo che Hunger Games, alla sua uscita, era stato presentato in Italia come il nuovo “Twilight”. Niente di più sbagliato. Questo libro non è fatto per l’amore. L’unico grande affetto che conosciamo è quello che Katniss, la nostra protagonista, nutre per la sua famiglia. Siamo immersi in un mondo distopico, in cui un regime totalitario coccola i ricchi e opprime i poveri. Un mondo che vive di tecnologia, ma dove la verità la si può trovare solo lontano da uno schermo.
Katniss è una sedicenne forte, indipendente, pronta a sacrificarsi per i suoi affetti, ma è anche fallibile ed egoista. Mi è piaciuto vedere come un personaggio così ben definito dal punto di vista psicologico, con chiari punti fermi, nel corso della saga si metta sempre più in discussione e arrivi a crollare quando ciò a cui tiene di più le viene portato via. Sono i difetti di Katniss e la sua bussola morale che mi hanno fatto innamorare del personaggio.
Tutto quello che i partecipanti agli Hunger Games vivono è difficilmente comprensibile e l’autrice ci aiuta ad immedesimarci decidendo di far raccontare la storia proprio dal punto di vista di Katniss. Questo crea un forte contrasto quando ci accorgiamo che la visione della protagonista è parziale e viene spesso ingannata. Nel primo libro si avverte poco, ma nei due seguenti sarà invece sempre più chiaro e spesso mi sono fermata a chiedermi “quello che leggo, quanto è reale?”. Sono momenti di riflessione che non intaccano il ritmo veloce, spinto dai colpi di scena a fine capitolo e dalle brevi frasi.
Il racconto Katniss-centrico mette in luce la pecca di questo romanzo: i personaggi secondari verranno sviluppati o approfonditi solo in seguito. Tra tutti spicca (perché più caratterizzato) Haymitch. Vicino caratterialmente a Katniss, ti accorgi che tiene davvero a lei e Peeta e che rischia molto per loro. Peeta, il coprotagonista, sembra a volte un po’ troppo perfetto e il solito cavaliere senza macchia e senza paura che si sacrifica per la donzella. Ma è Katniss quella che alla fine sblocca la situazione e riesce a salvare entrambi.
Altro elemento che sarà approfondito nei libri seguenti è l’ambiente e la storia di Panem. Si rimane davvero stupiti di fronte alle innovative tecniche biomediche di Capitol City a rimarcare ancora una volta quanto la capitale sia diametralmente opposta ai poveri distretti. Penso che l’autrice sia stata brava a sfruttare spunti “famosi” e a rielaborarli in un modo nuovo e più alla portata di lettori YA.
Hunger Games è un libro che si fa letteralmente divorare e cattura il lettore. È semplicemente un must per ogni lettore.
Frase dal libro: “Voglio fare qualcosa, proprio qui, proprio adesso, per farli vergognare, per renderli responsabili, per mostrare a quelli di Capitol City che qualunque cosa facciano o ci costringano a fare, c’è una parte di ciascun tributo che non riusciranno a possedere.”
Voto:
IN SINTESI:
Famelico.







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